PROGRAMMA FORMATIVO BE HELP-IS

" STRUMENTI E METODOLOGIE PER IL LAVORO INTEGRATO DEGLI OPERATORI TERRITORIALI DEGLI AMBITI SOCIALI A02 E A04 PER LA PREVENZIONE E IL CONTRASTO DELLA VIOLENZA DI GENERE."
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Calendario dei seminari

IL PERCORSO FORMATIVO E' RIVOLTO AGLI OPERATORI SOCIALI DEGLI AMBITI A2 E A4

Il fenomeno della violenza di genere è un crimine e rappresenta una violazione fondamentale dei diritti umani che attraversa tutte le culture, le classi, le etnie, i livelli di istruzione, di reddito, e tutte le fasce di età, rappresentando la manifestazione più brutale della disparità storica nei rapporti di forza tra i generi, che ha frenato e a volte impedito l'autonomia, l'autodeterminazione e le scelte di libertà delle donne di tutto il mondo.

Il fenomeno comprende tutti gli atti di violenza fondati sul genere, ossia diretti contro una donna in quanto tale, che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica, che nella vita privata.

Dai dati ufficiali sul fenomeno forniti dall’OMS emerge che nel mondo circa il 20% delle donne ha subito violenza sessuale da bambina e una percentuale compresa tra il 15-71% di donne tra i 15 e i 49 anni di età ha subito episodi di violenza fisica o sessuale da parte del partner.

In Italia, l’indagine multiscopo ISTAT pubblicata nel 2007 ha evidenziato che una donna su tre, tra i 26 ed i 70 anni, è stata vittima di maltrattamenti maschili nell’arco della sua vita.

Ogni anno, solo in Italia, sono oltre 120 le donne uccise per mano di un partner o ex-partner.

Le ripercussioni psico-fisiche delle vittime di tali reati implicano un aggravamento della condizione di vulnerabilità sociale e il rischio di esclusione sociale.

Il sostegno unito alla eventuale protezione delle donne e dei bambini/e che hanno vissuto o che vivono nella violenza in ambito domestico è individuato come una priorità che richiede un intervento coerente e costante che coinvolge tutti gli attori della comunità, per consentire alla donna di seguire un effettivo percorso di uscita dalla violenza.

Tutte le ricerche più autorevoli dimostrano come il fenomeno della violenza di genere abbia dei costi sociali che gravano sull’intera comunità e quindi ogni azione che abbia potenzialità di prevenzione ha ricadute positive anche in termini di efficienza della spesa.

 Le Associazioni di donne, che nel territorio nazionale e regionale operano sul tema della violenza contro le donne, hanno il merito di aver posto all’attenzione del mondo politico e più in generale della società tale grave problema sociale e culturale. Dai primi anni ’90 ad oggi, infatti, è stata proprio l’apertura e l’attività dei Centri antiviolenza a far sì che la violenza di genere e il maltrattamento familiare diventassero visibili e si cominciasse a modificare la percezione sociale del fenomeno, nonché gli atteggiamenti e giudizi rispetto ad esso.

Con la Convenzione di Istanbul dell’11 maggio 2011, entrata in vigore il 1° agosto 2014, si prevede l'attuazione di politiche integrate, misure e programmi per prevenire e combattere ogni forma di violenza che rientra nell'ambito della convenzione medesima, sia attraverso la destinazione di adeguate risorse finanziarie e umane, sia mediante la promozione e il sostegno, a tutti i livelli, del lavoro di organizzazioni non governative e della società civile attive nella lotta alla violenza contro le donne, stabilendo una cooperazione efficace con dette organizzazioni.

La Convenzione prevede espressamente la promozione, a tutti i livelli, di campagne di sensibilizzazione o programmi, anche in collaborazione con le istituzioni nazionali dei diritti umani e organismi di parità, la società civile e le organizzazioni non governative, in particolare le organizzazioni delle donne, per aumentare la consapevolezza e la comprensione tra il pubblico in generale delle diverse manifestazioni di ogni forma di violenza che rientrano nell'ambito della presente convenzione, le loro conseguenze sui bambini e la necessità di prevenire tale violenza.

Pertanto è fondamentale adoperarsi per convergere verso la creazione di un unico protocollo Operativo che possa rispondere all’emergenza del fenomeno descritto, attuando un piano di intervento di concreto contrasto alle ripercussioni psicofisiche che investono le vittime, e di rinserimento nel tessuto sociale attivo.

In tal senso si rende necessario promuovere un percorso formativo a carattere teorico applicativo, per chi opera nel campo delle politiche di contrasto della violenza, fornendo informazioni fondamentali relative al fenomeno, alle sue caratteristiche e agli indicatori utili per rilevarlo e verificarne la gravità.

Tale progetto è teso ad una prospettiva di stabilizzazione di una pratica di mutuo aggiornamento permanente, tra gli attori della rete territoriale e di un livello di confronto comune periodico, al fine di superare la settorialità dei vari servizi e garantire alle vittime di violenza una risposta globale e non frammentata, con sovrapposizioni o vuoti d’intervento.